I Celti (8): la Gallia di Cesare
- Tue 27th November 2007, 8:59 am
Nel III secolo a.C. prende forma quella Gallia che Cesare conobbe, con una società molto gerarchizzata, organizzata in tribù. Alla loro testa stanno "re" o "imperatori", come Bituito, imperatore degli arverni, che tenta di opporsi alla conquista romana della Francia meridionale. In quest`epoca i celti raggiungono la massima espansione territoriale; dalle Isole Britanniche fino alla Slovacchia si possono distinguere due aree: la Celtica occidentale e la Celtica orientale. In costante contatto con il mondo ellenistico e con i daci, la regione orientale è la più ricca e la più dinamica. La sua forza comincerà a declinare con le prime invasioni germaniche alla fine del II secolo a.C. Già dal III secolo vengono nuovamente occupati, senza però essere sempre fortificati, alcuni siti posti su alture. Nei più importanti, chiamati oppida, si nota una certa preoccupazione per una sistemazione urbanistica. L`aristocrazia entra in crisi, mentre il ruolo dell`oppidum diviene innanzi tutto politico: capitale di tribù e sede di un`emissione monetaria. Questi abitati hanno inoltre un ruolo economico fondamentale in quanto accolgono i laboratori artigianali, le fiere e i mercati. Gli scambi si fanno sempre più numerosi e comprendono prodotti indigeni oppure prodotti importati dal mondo romano, quali l`olio e il vino.

L`aristocrazia militare e agricola si indebolisce a vantaggio degli artigiani e dei commercianti che assumono un ruolo sociale e politico preponderante. Il commercio tra Roma e la Gallia si sviluppa ulteriormente a partire dall`inizio del I secolo a.C. La penetrazione in Gallia di Cesare e del suo esercito non è solo un fatto politico ma la logica conseguenza di una penetrazione economica. Nonostante la conquista, i celti, però, non scompaiono. Rinasce una profonda spiritualità e la mitologia pare profondamente legata a divinità della natura. Esistono numerosi tipi di santuari: alcuni sono delimitati da recinti quadrangolari ad architettura lignea circondati da un fossato, nel quale sono deposte ossa di animali e armi di ferro; altri racchiudono ossari umani, veri e propri trofei. Un`altra manifestazione di questa mitologia è il carattere religioso delle torque, rigidi collari di metallo. Prima del III secolo a.C. le torque, di bronzo o d`oro, sono state rinvenute quasi esclusivamente in tombe di donne. Per ragioni ancora misteriose, diventano in seguito appannaggio dei guerrieri, ma anche oggetti d`offerta e forse ornamenti di statue di dèi. Tesori di torque d`oro, la cui datazione si situa tra il IV e il I secolo a.C, sono stati scoperti in tutta l`Europa celtica, a Erstfeld in Svizzera, a Fenouillet e a Lasgraìsse, a Montans nel sud-ovest della Francia, in Ungheria, in Bulgaria e anche a Broighter in Irlanda, a Snettisham nel Norfolk. Queste torque, dalle forme e dai sistemi di chiusura diversi, talvolta erano sotterrate assieme a monete d`oro. Le prime monete d`oro dei celti recano l`immagine del loro più segreto mondo mitologico. Le più antiche coniazioni celtiche in oro risalgono forse alla fine del IVsecolo a.C. Il modello è lo statere di Filippo il Macedone, ma in numerosi casi motivi prettamente celtici — torque stilizzate, globuli, cavalli con testa umana... — integrano queste produzioni nuove con una lontana tradizione autoctona, che si fa sentire anche nel primitivo uso di queste monete offerte ai piedi di statue di divii oppure deposte nei tesori rituali talvolta assieme alle torque d’oro.
Tuttavia, progressivamente una tappa viene superata: l`introduzione della moneta presso i celti, che si diffonde nel II secc a.C, traduce un chiaro sintomo di un nuovo irreversibile mutamento, verso un mondo i cui valori base sono valori economici. L`oro, per i celti, è qualcosa di più di un malioso metallo. E’ uno de mezzi di espressione favoriti da loro carattere passionale. Da bene collettivo qual era al tempo dei antenati, nel VI secolo a.C. si trasforma in monopolio principesco, il che sottintende e la sua peculiare qualità comincia a essere valutata. Infatti i celti riescono a ottenere un metallo purissimo tramite affinazione sin dal IV secolo a.C, quando lentamente rinasce quel bisogno arcaico dell`offerta agli dèi dei beni più preziosi. Dopo la conquista parte di Roma, un nuovo spirito domina l`oreficeria, che diviene campo più strutturato, razionalizzato, legato a regole economiche.
Mentre prende forma una simbiosi gallo-romana — sia che si tratti, ad esempio, della religione, della scultura o della ceramica — l`assimilazione o il compromesso non esistono nell`arte dell`oreficeria, che si estingue con la fine dell`indipendenza. Per i celti, che non hanno lasciato alcuna forma di arte monumentale, l`oro rimane un marchio di identità: mai le loro produzioni in metallo prezioso si sono piegate a un`influenza esterna; esse sono un vero e proprio patrimonio che poggia su tradizioni tecniche e spirituali profondamente radicate. Questo oro esprime per eccellenza, in modo sottilissimo e talvolta persino fino al delirio, la forza, la foga, la fede in se stessi, cioè l`anima dei celti.
- Tags: celti, torque
- Permalink
- Comments (0)
I Celti (7): Halstatt
- Wed 14th November 2007, 7:32 pm
Le prove concrete dell`esistenza dei celti sono venute alla luce sin dall`inizio del XIX secolo, nel 1824 con la straordinaria scoperta della necropoli di Hallstatt, nel cuore del Salzkammergut. Nel corso di oltre un secolo vengono scavate circi duemila tombe, per la maggior parte del VII e del VI secolo a.C. Questo sito, importante per le sue miniere di sale, presterà a lungo il proprio nome al primo periodo dell`età del ferro, la "civiltà hallstattiana"`. Durante tutta l seconda metà del XIX secolo vengono esplorati numerosi tumuli funerari, nella Germania del Sud in Austria, in Svizzera, nell`est della Francia e, nel momento in cui Schliemann porta alla luce le ricchezze di Troia e di Micene, nelle nostre regioni accade qualcosa di importanza certo non minore: il ritrovamento delle tombe principesche dei primi capi dell`Europa celtica e del loro oro. Ai nostri giorni gli archeologi si dedicano maggiormente allo studio di habitat, ma avvengono ancora scoperte di eccezionale ricchezza, come, ad esempio, quella della tomba della principessa di Vix, in Borgogna (nel 1953), del tesoro di Erstfeld in Svizzera (nel 1962), della tomba del principe di Hochdorf, Wiirttemberg (nel 1979) e dell`elmo di Agris, Charente (nel 1981). Oggi le analisi di laboratorio consentono di trarre il massimo d`informazioni da queste scoperte. In particolare l`esame tecnologico degli oggetti di metallo prezioso, le caratteristiche di fabbricazione e l`analisi dell`oro sono ricchi di insegnamenti: il laboratorio in cui fu eseguito il reperto, lo status sociale del proprietario, le qualità dell`orafo, le sue capacità professionali, le influenze esterne subite, il clima economico o politico dell`epoca sono altrettante risposte che possiamo ottenere. Portare alla luce un tesoro d`oreficeria è sempre stato un avvenimento sensazionale, ma oggi queste scoperte appaiono più affascinanti perché possiamo trarne un maggior numero d`informazioni.
L`Europa temperata, dall`Irlanda alla pianura ungherese, ha una lunga tradizione nell`arte dell`oreficeria, legata probabilmente alla presenza e allo sfruttamento, antichissimo, sin dal III millennio, dei numerosi giacimenti. Durante tutta l`età del bronzo (tra il 2000 e il 700 a.C. circa), in alcune tombe vengono deposte parures, ma il metallo prezioso è riservato soprattutto a tesori destinati alle offerte. Si tratta di grandi collari, di braccialetti massicci, di vasellame decorato con motivi solari, trovati ora isolati, ora riuniti, sepolti in luoghi probabilmente sacri. Sembra chiaro il carattere di ricchezza comunitaria di questi tesori dell`età del bronzo, consacrati ritualmente alle divinità della natura. A partire dalla prima età del ferro le cose mutano. In particolare nel VI secolo a.C. l`oro viene utilizzato in modo completamente diverso, sicuro indizio di un deciso mutamento in corso nella società. In un`area che si estende tra l`Austria e l`est della Francia, una miriade di piazzeforti ha raggiunto una potenza nuova e dinamica: attorno a questi abitati, residenze di capi con ogni probabilità coalizzati tra loro, e attive stazioni commerciali, come l`altura fortificata di Heuneburg, nella valle del Danubio, o Mont-Lassois, nell`alta valle della Senna, vengono eretti enormi tumuli che giungono a misurare fino a cento metri di diametro. Questi monumenti funerari sono le tombe dei primi principi celti che nel VI secolo daranno impulso a quel movimento da cui dipenderà il destino dell`Europa temperata. Ormai l`oro non è più un bene comunitario, ma esclusivo privilegio dell`aristocrazia.
- Tags: celti, druidi, storia
- Permalink
- Comments (1)
I Celti (6): La civiltà di La Tene
- Tue 13th November 2007, 9:26 am

All`inizio del V secolo a.C. le antiche cittadelle cominciano a essere abbandonate e nelle regioni circumvicine emerge una nuova civiltà celtica, detta anche civiltà di La Tene, dal nome del sito sulle rive del lago di Neuchàtel, in Svizzera, dove è stata scoperta una grande quantità di armi e di utensili. Ormai i nuovi centri dinamici si situano alla periferia del territorio "hallstattiano", cioè in Renania, nella Champagne, in Boemia; la causa di questo fenomeno si deve all`apertura di nuove vie commerciali oppure è la conseguenza indiretta delle lotte d`influenza tra greci ed etruschi. La società dei primi principi celti può essersi sclerotizzata abbastanza presto. Comunque sia, nel V secolo sembra che venga esercitato un potere meno autoritario. I capi vivono al centro di piccole comunità rurali. Pare che, intorno al 400, una parte della popolazione si sposti dall`est della Francia verso l`Italia e si installi nella pianura padana. Questi movimenti migratori, molto complessi, sono da attribuirsi a un sovrappopolamento oppure a un`irresistibile passione per la conquista? Secondo la tradizione, due nipoti di Ambigato, re dei Biturigi (tribù della regione di Bourges nel Berry), Belloveso e Segoveso, designati dagli àuguri, partono l`uno alla conquista di territori del Sud, l`altro di territori dell`Est.
L`Etruria padana ha la funzione di centro nevralgico e i celti dell`Italia fanno da collegamento fra le popolazioni mediterranee e i gruppi rimasti in Gallia. I celti sono in contatto anche con il mondo greco, soprattutto alla fine del IV secolo, all`inizio dell`ellenismo. Tra l`alta valle del Reno e la valle del Danubio si costituisce un grande asse commerciale. I celti orientali dispongono di un artigianato particolarmente sviluppato e raffinato.
È l`epoca delle sepolture di capi inumati su un carro a due ruote riccamente ornato, tipo di sepoltura, questo, che ritroviamo durante il V e quasi tutto il IV secolo a.C. Motivi nuovi vengono attinti dal repertorio classico. Nelle tombe sono ormai rari gli oggetti dai caratteri prettamente etruschi, eccetto il recipiente di bronzo per il vino, Poenochoé, la cui fabbricazione è copiata sempre più frequentemente dagli artigiani celti che lavorano il bronzo. Nel corso del IV secolo l`Europa celtica assume la connotazione di vera e propria comunità culturale. La società appare sempre meno bellicosa mentre gli agricoltori, gli artigiani e i commercianti assumono una crescente importanza. Intorno al 340 inizia l`ascesa di Roma, che corrisponde a una battuta d`arresto della fase espansionista dei celti. I riti funerari divengono più sobri, la pratica della cremazione si fa più frequente e gli oggetti deposti nelle tombe sono poco numerosi. Tuttavia, tra il IV e il II secolo, si sviluppa il periodo più felice dell`arte celtica. Il fiorire delle opere decorate nello stile vegetale poi nello stile plastico, dove si mescolano motivi astratti, vegetali e intrecci di un`originale geometria, motivi di animali fantastici metà mostri e metà uomini, corrisponde a un mondo mitologico complesso, a un`ispirazione estremamente fantasiosa, a una libertà artistica e, allo stesso tempo, a una gran sicurezza tecnica di esecuzione.
I nuovi aristocratici celti perdono il gusto per il lusso ostentato dai predecessori, ma conservano l`abitudine di portare oro, in particolare ornamenti di bronzo o ferro decorati con questo metallo prezioso e ravvivati dal colore del corallo o dell`ambra. Alcuni recano un altro segno distintivo, un bracciale d`oro al braccio sinistro.
Secondo Strabone, alla franchezza, alla naturale foga i galli uniscono grande leggerezza e molto esibizionismo, quale la passione per gli ornamenti, poichè si coprono di gioielli d`oro, portano collari d`oro attorno al collo, anelli d`oro alle braccia e ai polsi e i loro capi si vestono di stoffe tinte di colori squillanti e intessute d’oro.
L`uso meno abbondante dell`oro almeno dell`oro che contraddistingue l`autorità politica, corrisponde a una nuova situazione, a una frammentazione del potere, ad altre esigenze culturali e religiose. In quest`epoca dei celti detti "classici", contemporanei del regno di Filippo II il Macedone di Alessandro Magno, splendidi capolavori di oreficeria ci parlano di un`esaltazione, di una passione talvolta smisurate per l’esibizione da parte di questi barbari: si veda, per esempio, l`elmo scoperto in una grotta ad Agris, nella Charente, completamente ricoperto d`oro fino per mezzo di foglie fissate da ribattini d`argento e ornato di borchie di corallo proveniente con tutta probabilità dall`Italia del Sud, che è la testimonianza di una brama di lusso delirante! Questa passione per la raffinatezza e per la ricchezza spinta all`eccesso, legata forse a forme di superstizione, si traduce o si equilibra nelle diverse regioni del vasto territorio celtico con un ritorno dell`oreficeria destinata alle offerte.
- Tags: celti, elmo di agris, storia
- Permalink
- Comments (0)
I Celti (5): La Principessa di Vix
- Mon 12th November 2007, 9:30 am
Ed ecco una delle scoperte più straordinarie dell`archeologia celta: la tomba di Vix, in Borgogna. Una principessa di circa trenta anni è inumata con grande pompa su carro processionale, circondata da ricco vasellame, che comprende immenso cratere bronzeo (vaso per il vino) di m 1,64 di altezza e dalla capienza di 1200 litri! — il più grande dell`Antichità che sì conosca —forse importato dal Peloponne o da Taranto, e poi coppe attiche fabbricate ad Atene, bacili etruschi di bronzo, che non lasciano dubbio alcuno sull`importante ruolo politico che questa donna deve aver avuto.
Al collo la principessa di Vix recava una straordinaria collana, gioiello senza pari, fabbricato probabilmente da un orafo di grande maestria ed esperto delle tecniche del Mediterraneo. E infatti l`associazione della generosa passionalità dei celti con la delicatezza mediterranea traspare chiaramente in questa che si può considerare una vera e propria creazione d`arte. Tra il Reno e la Mosella l`arredo funerario di eccezionale opulenza di alcune tombe femminili del IV secolo a.C. è rivelatore dell`importante posizione politica o sociale raggiunta da queste donne.
La ricchezza della principessa di Reinheim o della principessa di Waldalgesheim, a distanza di due o tre generazioni, supera di gran lunga quella della maggior parte dei guerrieri coevi. Questo fatto si deve forse attribuire unicamente alla partenza degli uomini più nobili e più valorosi verso terre da conquistare.
Links:
The Tomb of Vix
Le Fabuleux Trésor de Vix
- Tags: celti, tomba diVix, storia
- Permalink
- Comments (0)